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Vaccinazione anti covid posti di lavoro

 

I datori di lavoro vorrebbero vaccinazione per le attività che più espongono i lavoratori al rischio di contagio.

 Ad oggi non esiste una legge che impone un trattamento sanitario e dunque l’obbligo di vaccinazione.

Dal punto di vista dei datori di lavoro, una legge in questo senso sarebbe auspicabile al fine di togliersi dall’incertezza sull’atteggiamento da tenere, e di conseguenza prevenire contenziosi.

In Italia l’azienda non può imporre l’obbligo di test anti covid, ma eventualmente il medico competente può stabilire la necessità di effettuare il test, lo stesso vale per l’obbligo di vaccinazione.

Per quanto riguarda le informazioni sul vaccino il datore di lavoro in Italia non può chiedere ai dipendenti se sono vaccinati; può solo sapere dal medico competente chi è idoneo alla mansione.

Il datore di lavoro ha l’obbligo di tutelare la salute e la sicurezza dei dipendenti al meglio delle possibilità esistenti e ha l’obbligo specifico di adottare misure protettive in caso di rischio di esposizione ad agenti biologici, tra i quali rientra il Covid-19.

Trascorsi due mesi dall’avvio della campagna vaccinale anti Covid sono attualmente in discussione diverse strategie che riguardano anche luoghi di lavoro diversi da quelli sanitari, in modo da consentire la più rapida somministrazione dei vaccini disponibili, con le priorità indicate dal Ministero della Salute, al fine di contrastare la diffusione del virus e porre fine all’attuale stato di emergenza il prima possibile.

Durante la pandemia, per evidenti e riconosciuti motivi di competenza e di mandato istituzionale, i medici competenti sono stati e continuano ad essere punti di riferimento per le attività di tutela collettiva ed individuale dei lavoratori nella pandemia in atto nei luoghi di lavoro.

La posizione del Garante della privacy

Ma, per prendere provvedimenti (quali che siano) nei confronti del dipendente renitente, bisogna accertare che gli sia stata offerta la possibilità di vaccinarsi e che l’abbia rifiutata. E a questo proposito è arrivata nei giorni scorsi una presa di posizione del Garante privacy, che preclude al datore di lavoro la possibilità di chiedere (direttamente) al lavoratore informazioni sul suo stato vaccinale, essendo riservato al medico competente il trattamento dei dati sanitari.

Al netto delle critiche rivolte al Garante di anteporre la tutela della riservatezza a quella della salute, questo intervento non giustifica, né tantomeno impone, l’inerzia del datore di lavoro, che ben può attivarsi perché il medico competente ponga in essere tutte le iniziative necessarie per richiedere la vaccinazione come requisito per lavorare in sicurezza, valutando l’inidoneità al lavoro (ovvero l’idoneità con prescrizioni) di chi non vi si sottopone. Per il renitente al vaccino, peraltro, oltre alla possibile sospensione senza retribuzione, potrebbe anche, come riportato in questi giorni dagli organi di stampa, esserci l’esclusione del risarcimento Inail per l’eventuale contagio sul luogo di lavoro, imputabile a un suo comportamento volontario.

Fonte: IlSole24ore